ESCLUSIVA REGGIOINFORMA – Ivan Franceschini: “Reggina parte fondamentale della mia carriera. Sulla squadra attuale…”

Dal 2001 al 2006 in amaranto, 155 presenze e 5 reti nelle 5 stagioni trascorse in riva allo Stretto. Ivan Franceschini è diventato una vera e propria bandiera amaranto nel suo periodo passato alla Reggina. Parmigiano di nascita, Franceschinì sbarcò a Reggio Calabria dopo le esperienze con Marsiglia, Salernitana, Lucchese e Genoa. Reggio Calabria che, con il passare degli anni, divenne un punto inamovibile della sua vita calcistica e non.

Oggi, proprio l’ex Reggina Ivan Franceschini si è concesso ai nostri microfoni con la disponibilità e la cordialità che lo contraddistingue.

A seguire, l’intervista integrale:

Come definiresti Ivan Franceschini nel calcio ?

Sono stato un calciatore normale che è arrivato dove tutti i bambini che giocano a calcio sognano di arrivare, in Serie A. Con il sacrificio quotidiano mi sono guadagnato il mio spazio, anche perché non avevo grandi qualità dal punto di vista tecnico. Ho sempre fatto quello che ho sognato fin da piccolo, lo facevo con piacere, quindi per me non è stato un lavoro.

Qual’è stato il tuo punto di forza ?

Sicuramente è stata la forza di volontà e la voglia di arrivare in alto, rinunciando a quello che fanno di solito i giovani (discoteche ecc…) per preferire il calcio.

C’è un calciatore, tutt’oggi, in cui ti rivedi ?

Diciamo che avevo delle peculiarità particolari. Ero bravo di testa, ero un buon marcatore, avevo dei limiti tecnici. Dicevano che somigliavo molto a Gianola, anche per struttura fisica e capigliatura. Adesso il calcio è cambiato. Tutt’oggi non trovo giocatori limitati tecnicamente anche se forse si pecca un pò nella marcatura.

Hai avuto dei rimpianti nella tua carriera ?

Rimpianti ne ho abbastanza. Nonostante avessi dei limiti ero riuscito ad arrivare nell’U21, poi mi hanno espulso in una partita per un fallo stupido. Tornando indietro avrei fatto altre scelte, soprattutto in quel periodo. Ero riuscito ad arrivare al Marsiglia ma avevo mercato anche in altre piazze all’estero come il Celta Vigo ed il Bastille. Sono tornato in Italia per nostalgia, volevo avvicinarmi a casa e sono tornato al Parma, società che deteneva il mio cartellino. Tornato al Parma, però, non ero pronto. Era il Parma di Thuram, Cannavaro ecc, ma nonostante il fatto che Ancelotti mi voleva, sono stato girato in prestito perché non ero pronto. Adesso sono altre epoche. Un giocatore che, ad esempio, oggi gioca nel Marsiglia, l’anno successivo non va a giocare in Serie B. Sono riuscito nell’impresa di passare da una squadra titolata come il Marsiglia, nella quale giocavo titolare, alla Serie B (con la Salernitana ndr). Erano altri tempi, era un altro calcio. Marsiglia è una di quelle tappe che mi ha cambiato la carriera. Ero un giocatore promettente nonostante i miei limiti tecnici.

Ivan Franceschini bandiera amaranto. Cos’è per te la Reggina e cosa ha rappresentato per te ?

Ha rappresentato una parte fondamentale della mia carriera sia come calciatore sia come uomo anche perché ho conosciuto mia moglie a Reggio con la quale ho avuto due figli che sono nati qui. La Reggina ha rappresentato una parentesi importante perché è stata la squadra in cui ho militato di più e con la quale ho esordito in Serie A in Italia. È una squadra a cui sono legato.

Qual’è il ricordo più grande che tieni nel cassetto in maglia amaranto ?

Di ricordi in maglia amaranto ce ne sono tanti. Uno di questi è stato il terzo posto nel campionato di Serie B, un’annata grandiosa. Ricordo bene anche le salvezze, i gol, le vittorie, i campioni con cui mi sono confrontato ecc. Sono momenti che solo dopo averli vissuti ti rendi conto dell’importanza che hanno. A Reggio ho provato grandi emozioni.

Qual’è stato l’attaccante più difficile che hai marcato ?

Non saprei rispondere, anche perchè dipende da diversi fattori. Colui che mi ha impressionato di più è stato Iaquinta. Nonostante non fosse considerato un grandissimo campione mi ha messo sempre in difficoltà.

 

Passiamo adesso alla Reggina attuale, la stai seguendo ? Ci dai un giudizio ?

Si, la sto seguendo e sono andato anche a vedere qualche partita. Non essendoci dentro è difficile dare un giudizio. È una squadra che ultimamente è stata rifatta da cima a fondo e sinceramente non capisco il motivo. All’inizio giocavano bene ed erano anche avvantaggiati dalla condizione fisica rispetto agli altri. Dopo La gara contro il Matera, li ho rivisti domenica scorsa contro la Paganese ma dal punto di vista del gioco ha meritato di più la Paganese. Non avendole viste tutte non posso dare un giudizio preciso. Per giocare con il 3-5-2 bisogna avere i giocatori adatti. Uno di questi adatti era Porcino che però è stato messo fuori rosa. Non so chi prenderanno anche perché non li conosco neanche questi nuovi giocatori. Porcino era una sicurezza. Se fossi stato nell’allenatore lo avrei fatto giocare ad occhi chiusi nel 3-5-2. È il suo ruolo e l’avevo detto anche l’anno scorso.

Cosa manca a questa squadra per fare il salto di qualità ?

Ci vorrebbe, innanzitutto, serenità. La città è spaccata, c’è chi rema contro. L’anno scorso si era riuscito a trovare serenità e ne abbiamo avuto dimostrazione all’ultima giornata con tutte quelle persone allo stadio nonostante fosse una partita che non aveva significato. Quelle 8.000 persone sarebbero potute essere un viatico per il futuro. Il fatto di stravolgere tutto sinceramente non l’ho capito. Secondo me c’era una buona base su cui poggiare  per il futuro. C’erano giocatori che avrebbero fatto sicuramente comodo. Cambiare giocatori ogni sei mesi non è una buona idea. Se si vuole crescere bisogna avere un’idea di squadra e costruirla poco alla volta, ma cambiando giocatori ogni sei mesi diventa difficile. Ne risente l’identità della squadra. Un giocatore non può sentirsi importante se sa che la squadra in cui gioca fa uno stravolgimento ogni sei mesi. Cambiare sempre non è facile. A volte può andare bene così come, la maggior parte delle volte, può andare male.

Cosa fa Ivan adesso e quali sono i progetti ?

Adesso studio, faccio quello che non vorrei fare però, non avendo squadra, sono “costretto”. Avevo aspettative maggiori. Ho rifiutato qualche proposta da secondo allenatore perché non era quello che volevo. Adesso mi aggiorno con filmati, guardo partite e allenamenti per studiare sempre di più. Non bisogna far altro che aspettare…

Sogni la panchina della Reggina ?

Una panchina bisogna meritarla. Mi piacerebbe allenare la Reggina ma non dipende da me visto che la Reggina non è mia.

 

Roberto Foti / Antonio Calafiore

(Immagine: Reggina 1914)

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