CALMA E GESSO

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Di Valerio Romito (Regginalife.com) – Ce la siamo cercata: la Reggina esce meritatamente battuta al termine del derby con il Cosenza grazie ad una prestazione tutta da dimenticare, che consente ai rossoblu di violare il Granillo dopo quasi sessant’anni.

Le avvisaglie sui pericoli della sfida erano note, e forse per questo, o per esigenze di turn over, Maurizi trasforma notevolmente la squadra che aveva ben figurato a Brindisi, cambiando entrambe le mezzali e spostando Porcino sulla linea d’attacco accanto a Sciamanna; dall’altra parte Braglia, evidentemente conscio delle difficoltà della propria compagine e del poco tempo avuto a disposizione, sceglie saggiamente di chiudersi a riccio schierando 5 difensori affidandosi al contropiede ed all’estro dei suoi attaccanti.

Il risultato di queste scelte tattiche si manifesta in una partita bloccata, con gli amaranto che tentano invano di far uscire i cosentini dalla propria metà campo con una serie infinita di tocchi orizzontali, salvo poi affidarsi unicamente (ed inutilmente) al lancio lungo di Mezavilla, con De Francesco tagliato fuori dal gioco; l’unica occasione, casuale a dire il vero, capita nei piedi di Porcino che però non riesce a concludere efficacemente verso la porta.

Ci si aspetta la solita ripresa veemente da parte dei ragazzi di Maurizi, invece sono gli uomini di Braglia mostrano maggiore convinzione, e bastano dieci minuti di acceleratore per sbloccare la gara: prima Baclet, già giustiziere amaranto in passato, scheggia la traversa da pochi passi, poi è Mendicino, a cui Gatti concede colpevolmente troppo spazio, a trovare l’angolino su una bella girata al volo su cui Cuchietti non può nulla. Il gol subito ha almeno l’effetto di far rinsavire il tecnico di Colleferro che inserisce Sparacello e Bezzicheri, ma la mossa tardiva non sortisce esiti risolutivi, anche se l’ex attaccante del Trapani ha l’occasione del pareggio da pochi metri neutralizzata con i piedi da Perina dopo che Cucchietti aveva tenuto accesa la fiammella con due prodigiosi interventi su altrettante ripartenze solitarie cosentine.

Sarà stato forse l’inatteso sesto posto in classifica a causare le vertigini a Maurizi, probabilmente poco abituato a gestire situazioni analoghe in carriera, ed a spingerlo verso una mutazione tattica evidentemente poco congeniale a questa squadra, e contro un avversario che, seppur dai chiari valori tecnici superiori, aveva molto di più da perdere, tant’è che con le due punte (di ruolo) in campo qualcosa si è rivisto, così come si è rivisto De Francesco ad orchestrare la manovra, seppur sia apparso comprensibilmente stanco per i tanti impegni ravvicinati.

Va comunque ribadito che la squadra ha la necessità di recuperare al più presto tutti gli effettivi del suo organico, non potendo risultare capitano-dipendente per il prosieguo della stagione, e che comunque uno stop, che prima o poi doveva arrivare (anche se in un derby, per giunta in casa, dà ulteriormente fastidio) non può e non deve inficiare un cammino che resta ampiamente soddisfacente ed in linea con i programmi societari: il più grande errore sarebbe quello ci cedere all’emotività del momento, ed in questo si spera che lo spogliatoio, il tecnico, la società ma soprattutto l’ambiente dimostrino quella maturità necessaria per assorbire il colpo e ripartire con rinnovato entusiasmo. Tanto fra pochi giorni si torna in campo, quale migliore occasione?

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