ASD REGGIO CALABRIA – Meno estetica, più sostanza!

Di Roberto Foti – Sia chiaro, non siamo qui ne per attaccare ne per fare la morale a nessuno, ma la “paura” (passatemi il termine) incombe in ogni tifoso cosi come in ognuno di noi, che fa il “lavoro” di raccontare le gesta di questa nuova squadra, padrona del suo futuro e che ancora, come dice Cozza, deve imparare a conoscere la categoria.

Il tema dell’articolo è centrato sull’argomento: paragone; che vede contrapposte la Reggina Calcio allenata da Mister Cozza lo scorso anno e la ASD Reggio Calabria allenata dal medesimo nell’avventura che stiamo vivendo in questi giorni.

Premessa: il gioco espresso dai calciatori è sicuramente sufficiente, anche qualcosa di più, e nessuno che capisca di calcio può affermare il contrario, ma nei momenti di difficoltà difensiva e nel momento di finalizzare per trovare finalmente il goal non ci siamo proprio! Cosa vi ricorda? … Esatto! E’ il copione identico a quello dello scorso anno, quando la Reggina militava in Lega Pro e anche li “si trovava a imparare a conoscere la categoria”. Sappiamo tutti com’è andata.

Noi non siamo allenatori, è vero, ma qualcosa riusciamo a intuirla “dall’altra parte del palco” e qualche pensiero ci salta alla testa, le domande vengono spontanee e cerchiamo anche noi, nel nostro piccolo, di provare a trovare la soluzione ai problemi che persistono. Per esempio, come è noto a tutti, la Reggina ha iniziato in netto, e sottolineo netto ritardo, la preparazione rispetto alle altre squadre; il modulo attuato da mister Ciccio Cozza è il 4-3-3, uno dei moduli più dispendiosi per chi si trova a doverlo sostenere, in quanto, almeno 8 calciatori su 11, devono partecipare attivamente alla fase difensiva cosi come a quella offensiva; i calciatori amaranto, per il momento, non sono pronti a sostenere un simile sforzo. Provare a cambiare modulo? Potrebbe essere un’idea, noi analizziamo e proponiamo…

Ancora siamo alla terza giornata, ma è pur vero che le constatazioni vanno fatte cosi come bisogna analizzare ciò che si vede, quello che risalta è che a volte il “buon” gioco, che senza dubbio fa piacere aglio occhi, possa rovinare e possa influire negativamente su quello che è l’obiettivo dichiarato da Martino e Cozza.

 

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