Falcomatà ai microfoni di Reggioinforma (ESCLUSIVA)

In occasione del secondo giorno di workshop tenutosi ieri a Palazzo Corrado Alvaro, Reggioinforma dedica una finestra importante, al sindaco della città metropolitana Giuseppe Falcomatà, in merito ai temi trattati durante la conferenza, il tema cardine è stato quello della gestione dei beni confiscati e del ruolo, rivestito da Reggio Calabria proprio su questa tematica.

Di seguito le dichiarazioni rilasciate a Christian Fiorenza per Reggioinforma.net.

Sindaco, Reggio Calabria da comune commissariato a città simbolo della lotta alla ‘ndrangheta, com’è stato possibile questo cambiamento di rotta?

– “Questo è stato l’obiettivo fin dall’inizio della mia amministrazione: trasformare un primato negativo, ovvero quello di avere in condominio con la Sicilia il più alto numero di beni confiscati, e portarlo ad un fattore positivo, essendo la città che più si sta attrezzando nel gestire nel modo migliore questi beni. La Legge “La Torre” punta proprio a questo, usare al meglio tali beni confiscati alle società criminali organizzate, ci stiamo riuscendo un passo alla volta. Siamo partiti da zero perché prima la città non era dotata di un’organizzazione simile, quindi abbiamo organizzato un ufficio sui beni confiscati che ha avuto come primo compito quello di fare un focus generale sulla situazione. L’obiettivo è stato anche quello di far comunicare i vari settori, dalle aziende, all’arte, al settore alloggi e così via. Questo lavoro è stato trasferito su un sito internet dedicato proprio alla questione, chiunque può collegarsi al sito benicalabriaconfiscati.it e avere tutte le informazioni utili sul bene ( foto, planimetrie,tipologie  di utilizzo etc.) e fare una proposta. Un’opportunità che rende il cittadino partecipe e protagonista insieme alla Pubblica Amministrazione. Alcuni esempi importanti li abbiamo con l’Urban Center della nostra città, il centro di accoglienza per senza tetto che ci ha consentito di non avere vittime con l’emergenza freddo. Il Mandela’s Office nascerà all’interno di un bene confiscato e la stessa cosa sarà per la casa di accoglienza aperta a genitori e bambini ospedalizzati. Se pensiamo cosa era la nostra città nel 2014 e la guardiamo adesso, dobbiamo essere orgogliosi per i passi avanti fatti e riconosciuti dagli altri”.

 Il Mandela’s Office nasce con quale obiettivo?

– “Un ufficio di Giustizia Riparativa. Il nostro regolamento dice che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato ed al reinserimento dello stesso nella società. Questo ufficio pone le condizioni affinché questo avvenga, giustizia riparativa significa l’incontro fra la vittima e chi il reato lo ha commesso. Il primo passo per consentire a chi ha sbagliato di avere una seconda possibilità, di non essere considerato un rifiuto della società e di ripartire nella città in cui il reato è stato commesso”.

I sindaci italiani hanno tutti i mezzi necessari per sfruttare al meglio questi beni confiscati?

– “Si, credo che ad oggi i sindaci abbiano tutti gli strumenti per programmare questi progetti al miglior modo. Dobbiamo ricordare che molti comuni sono in difficoltà economica e finanziaria, non hanno fondi propri per destinarli alla riqualificazione dei beni. In passato questi beni venivano visti più come una zavorra che come un’opportunità . Oggi, grazie anche ad un’attenzione maggiore del Governo sul problema, sono stati stanziati dei fondi per ogni comune dedicati proprio alla riqualificazione dei beni confiscati. Penso al “Decreto Mezzogiorno”,al Decreto “Io Resto al Sud”, al PON Legalità; uno degli assi del PON Legalità parla proprio del beni confiscati, penso ad un altro progetto messo appunto dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti che ha pensato di adeguare beni confiscati immobili per le emergenze abitative. Su questo giorni fa la Giunta ha approvato una delibera che chiede la totalità del finanziamento, chiede quattro milioni e ottocento mila euro, questo fa capire anche la mole dei beni che sono presenti sul territorio, ma anche che esiste un lavoro che è già stato fatto ed aiuta a sapere la quantità di lavoro utile ad una determinata causa”.

Dopo la sua dichiarazione a Montecitorio, quale è stata la reazione dei sui colleghi?

– “I commenti sono stati molto positivi, se non altro perché il tema sui beni confiscati è un tema su cui molti non hanno punti di riferimento. Non hanno precedenti sui quali lavorare, nell’ottica di sopravvivenza si deve fare necessariamente squadra. L’intervento ha voluto lanciare un chiaro segnale: Reggio è pionere sui beni confiscati e si distingue sul territorio nazionale per i beni confiscati e questo non lo vogliamo tenere per noi, ma vogliamo condividerlo con tutte le città che sul tema dei beni confiscati vogliono essere protagoniste”.

Per concludere, una Reggio finalmente polo di cultura e non più di commissariamenti, critiche e corruzione.

– “Si, Reggio Polo di cultura, di legalità e di sicurezza, ma soprattutto di cittadinanza attiva perché tutto questo non l’avremmo mai fatto senza la partecipazione dei cittadini e delle associazioni che hanno creduto in questo percorso.”

 

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