ESCLUSIVA – Alfredo Pedullà a ReggioInforma:”Reggina, al passato non si può guardare, concentriamoci sul presente”

Al termine della serata che ha portato all’assegnazione del primo premio “Oreste Granillo” al vicepresidente UEFA Michele Uva, abbiamo intercettato il noto giornalista reggino Alfredo Pedullà che si è gentilmente concesso per qualche domanda. Di seguito l’intervista integrale.

Alfredo Pedullà, ogni occasione è buona per tornare a Reggio, ricordiamo che da qui è iniziata la sua carriera, che emozioni prova?

Le occasioni sono troppo poche, bisognerebbe averne qualcuna in più. Io come ho cercato di raccontare, ed è molto difficile per me raccontarlo, sono andato via che avevo 23/24 anni e ho vissuto momenti importanti di personaggi che mi hanno dato molto a livello umano. Per cui parlare di Oreste Granillo è come tornare indietro negli anni e vivere situazioni di famiglia con mio papà che aveva oltre ad avere con lui un rapporto di lavoro aveva un forte legame di amicizia, e spesso da ragazzino mi portava a vedere la Reggina in posti sperduti o in situazioni improbabili.

L’umanità che trasmetteva Granillo è la stessa umanità che trasmettevano altri personaggi del calcio, un calcio che adesso non può tornare perché siamo in un contesto completamente diverso.

Come ha detto pocanzi, a livello familiare ha potuto vivere in modo più intenso la figura di Oreste Granillo, c’è qualche aneddoto o qualche ricordo particolare che si sente di raccontarci?

Di aneddoti ne avrei tantissimi, lui nella sua poliedricità ha cercato di far crescere una squadra in un contesto particolare. Ha subito nella sua vita molte ingiustizie che non gli hanno consentito di realizzare tutto quello che lui avrebbe desiderato.

Non c’è un aneddoto, la sua è stata una missione, un film che dal suo punto di vista avrebbe dovuto avere un epilogo diverso, molto più importante e molto più felice, avrebbe fatto di tutto per la Reggina.

Quello di Granillo era un calcio emozionale, un calcio fatto di passione e sentimenti, valori che oggi, sembrano essersi un po’ persi…

Non a caso questa sera ho cercato di raccontare dei personaggi che ho conosciuto molto bene professionalmente, come per esempio Anconetani, pur avendo avuto con lui qualche piccolo conflitto ci legava una grande stima reciproca. Quello era il presidente tifoso, imprenditore e innamorato, oggi ci sono i presidenti che fanno business. Personaggi come Granillo, non tornano più indietro ma comunque danno la possibilità di riflettere sul lustro che sono riusciti a dare a una Città, lustro che si protrarrà nei secoli. Granillo non è stato solo il presidente, lui è leggenda sia dal punto di vista umano che imprenditoriale e per questo il suo ricordo resterà immutato.

Infine le chiedo una battuta sul momento particolare che sta attraversando la Reggina dal momento che lei segue ancora molto da vicino le vicende della squadra Amaranto…

La Reggina la seguo da tifoso. Anche se ho i miei impegni lavorativi, per fortuna frequenti e continui, se c’è la partita della Reggina io con il mio tablet mi nascondo da qualche parte e cerco di guardarla. Quello attuale è un momento difficile, un momento che fa parte del nuovo calcio che abbiamo cercato di accennare prima, cioè quello del business che prevale su qualsiasi altra cosa. Sono troppe le città del sud in sofferenza e per questo il gruppo di dirigenti va elogiato per la volontà di mantenere il prodotto. Questa sofferenza la si può superare solo se una svolta tale possa portare imprenditori con grande disponibilità che potrebbero investire, ma non la vedo semplice.

La vedo come resistenza, bisogna cercare di andare avanti così senza pensare che hai fatto 9 anni di serie A, al passato non si può guardare, dobbiamo concentrarci sul presente.

Oggi il tifoso va allo stadio soltanto se la squadra vince, invece oggi il tifoso deve entrare in una dimensione diversa e andare allo stadio per partecipare in un momento che non ti consente di fare voli pindarici.

 

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