Italia: crescita economica? Eppure i disoccupati aumentano

Di Christian Fiorenza  Sta terminando anche in Italia una delle più gravi crisi che il nostro paese abbia mai affrontato dopo la stessa unità; parliamo infatti di un collasso economico che dopo il default della borsa statunitense (vedi facilità creditizia statunitense) con l’implosione di Wall Street, ha portato un meccanismo a catena in tutto il globo, interessando negli anni immediatamente successivi anche il “Bel paese”.

L’italia a differenza degli altri paesi europei dove la crisi si è sentita, ha avuto tassi di crescita inferiori a tutta l’Eurozona, una crescita lenta, dovuta probabilmente ad un alternarsi di governi che, neanche insediatisi, perdevano fiducia e governabilità a causa di speculazioni e ignoranza politica spesso serpeggiante nel paese, basti pensare che negli ultimi sei anni, si sono succeduti quattro governi consecutivamente non eletti dal popolo.

Eppure tutto ciò non basta a fermare il fermento economico che i dati statistici evidenziano nell’ultimo periodo italiano, il PIL (prodotto interno lordo) cresce ad una velocità quasi doppia rispetto allo stesso trimestre del 2016, “decollando” si fa per dire… (diamoci un po di entusiasmo) del 1,7 % . Di questo PIL conduttore è il settore dell’industria che, si è rimessa a correre, superando i ritmi di Germania, Francia, Regno Unito e segnando un passo in avanti nel crollo della disoccupazione.
Certo, non vogliamo segnalare alcun dato in merito all’occupazione, si vuole ricordare infatti che, la diminuzione della disoccupazione, è correlata strettamente ad un aumento del precariato, che pur facendo aumentare il numero degli occupati in Italia, non è certamente confortante.

“Tutto bene dunque, boom economico? – Eppure la povertà aumenta.”

“Bene ma non benissimo anzi male a tratti malissimo…” così ci sentiamo di dire, se da un lato i dati economici segnalano una importante ripresa economica, i dati Censis evidenziano che sempre più italiani sono “rancorosi” – hanno cioè una completa sfiducia sia nella politica, sia nei dati sopracitati, oltre il 60% della classe media ha paura di inabissarsi nella soglia di povertà; anche i giovani, forza trainante dei paesi, credono ancora sia meglio sostenere gli studi e trovare lavoro all’estero, proprio per una profonda sfiducia nel sistema italiano. Da dire anche che secondo l’Istat, è cresciuto anche il numero dei poveri (italiani), che si attesta circa sui 7,2 milioni, cinque di essi, versano in condizioni povertà assoluta. Se non altro diminuiscono le immigrazioni che, rispetto allo stesso periodo del 2016 ha visto una diminuzione del 32,24 % con Reggio Calabria quinto porto in Italia per numero di migranti accolti.

Dato importante è quello relativo alla diminuzione della disoccupazione, determinata però dalla componente maschile e dagli over 35, mentre la disoccupazione giovanile (15-24 anni) a settembre risale al 35,7%, con un aumento di 0,6 punti percentuali su base mensile, quasi 4 giovani su 10 non lavorano e sono sfiduciati nel cercarlo.

foto: (investireoggi)

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