Parla Lillo Foti: “Reggina attuale ? Non ne so nulla. Nick Scali ? Trattativa chiusa, poi…”

Gioie e dolori durante il periodo della sua dirigenza, una Serie A indelebile ed un fallimento altrettanto scolpito nella mente dei tifosi amaranto. Pasquale (Lillo) Foti è stato uno dei più grandi presidenti della storia della Reggina, nonchè l’unico a farle toccare il tetto d’Italia chiamato Serie A. Nove lunghi e irripetibili (tutt’oggi) anni di Serie A caratterizzati da vittorie incredibili contro ‘le grandi’ e salvezze storiche. A macchiare il percorso dell’imprenditore reggino sono stati gli anni successivi alla massima serie, che hanno visto la Reggina Calcio prima vicina al ritorno ”tra le grandi” e poi al declino sino al fallimento targato Luglio 2015. L’ex patron amaranto ha parlato alla trasmissione radiofonica “C basta” in onda su Radio Reggio Più e condotta da Paolo Ficara. Tante dichiarazioni importanti ed altrettanti retroscena. Ecco le sue parole:

Sul percorso amaranto durato trent’anni – Ad oggi sono rimaste cose straordinarie di quel percorso. E’ rimasto il piacere di confrontarsi ancora con i personaggi che hanno preso parte a quel percorso (giocatori e dirigenti compresi). Fa piacere essere riconosciuti per quanto fatto e per la stima e l’affetto che la gente trasmette ancora oggi.

Sull’avventura iniziata nel 1986 – Il giorno in cui è nata l’idea, che all’inizio era stata mia e di Benedetto e che poi ha coinvolto gli altri con grande passione, c’era l’incoscienza di ragazzi di trent’anni che volevano offrire solamente un servizio e di essere di utilità alla città. Da lì si hanno avuto idee straordinarie che hanno permesso alla Reggina di avere una sua luce e di aver raggiunto traguardi che nessuno di noi si sarebbe immaginato ma anche di aver coinvolto non solo una regione ma tutti quanti perchè la Reggina, dal Canada al Giappone, è stata presente con grande partecipazione. Sono tutti ricordi che conservo dentro. I 67.000 giapponesi sugli spalti, l’amichevole col Real Madrid etc. sono tutte esperienze importanti e immagini straordinarie che non si dimenticheranno mai. Erano momenti dove si riusciva a trasmettere gioia e senso d’appartenenza.

Il calcio di oggi è completamente cambiato da quello che abbiamo vissuto in passato, si tratta di un problema nazionale e non locale. Credo che, ad oggi, siamo molto lontani dal ridare alla gente quella passione e quella partecipazione contagiosa (che oggi si racchiude solo in pochi eventi) che è stato il calcio che mi è appartenuto a me. E’ un problema che non appartiene solo alla piazza di Reggio bensì al territorio nazionale. Ci sarebbe bisogno di una Federazione più attenta e un calcio professionistico che sia maggiormente tutelato. I numeri di questo calcio sono numeri eccessivi. Credo che per quelle che sono le esigenze oggi, il sistema economico del paese non permette tante espressioni professionistiche. Potrebbe permetterlo dopo che si sia fatto un lavoro alla base legato al settore giovanile facendo ritornare tutto a quello che era il calcio del passato.

Penso che ognuno di noi abbia le proprie ambizioni. La mia città in questo momento è in grande difficoltà perchè, quasi quasi, si adegua a quello che è il contesto in cui vive. Ognuno di noi si sta adeguando alla situazione quando si dovrebbe avere la forza di lottare e di migliorarsi cercando di cambiare il proprio percorso. Questo lo si può fare se alla base vi sono delle idee e dei progetti. Senza di essi ci si adegua e ci si accontenta al contesto in cui si vive e questo tipo di situazione, a me personalmente, non mi piace.

Cosa non ha funzionato nel Luglio 2015 ? E’ un discorso lungo. Dal punto di vista sportivo sono fermo a quel Messina-Reggina, nonchè ultima volta che ho frequentato uno stadio. Sono fermo a quelle emozioni che la Reggina mi ha dato. Dopo sono successe tante cose particolari tra cui una molto importante che è stato il mio problema di salute, che è stato un fattore che ha sicuramente inciso sul mio proseguo alla Reggina. Non ho mai nascosto le mie responsabilità e riconosco i miei errori. Tante cose messe insieme hanno portato a quello che poi è avvenuto. Credo che tante situazioni sono state un po accellerate. Delle coincidenze che in altri momenti erano state favorevoli, in quel momento hanno determinato il percorso.

Risorse ? Le risorse sono necessarie ma il problema è complessivo. Quando siamo partiti noi, in un sistema economico sicuramente diverso, non credo che nessuno avesse risorse particolari. Abbiamo rischiato anche noi il fallimento perchè nel 1991 c’è stato più di qualcuno che voleva consegnare la squadra al sindaco ma c’è stata la determinazione di alcuni che hanno intravisto una luce per venirne fuori e da lì sono stati scritti altri 26 anni di pagine straordinarie. Credo che l’aspetto economico sia importante ma non sia l’unico…

In trent’anni ho fatto tanti errori che con l’esperienza di oggi non rifarei. Restano comunque trent’anni affascinanti scritti con la passione e con l’emozione, ma anche con la gioia di aver dato qualcosa agli altri. Bisogna celebrare la Reggina ma senza esaltarla. Il Sant’Agata trasmetteva gioia, voglia di vivere e libertà. La Reggina era la gente che trasmetteva tanto alla squadra. Ognuno aveva un ruolo importante che ha permesso quei risultati che non sono stati frutto del singolo ma di una partecipazione totale da parte di tutti.

Strutture ? Ce ne sarebbero bisogno perchè senza di esse non si va da nessun parte. 

L’unico ruolo che mi avrebbe fatto piacere portare avanti in ambito costituzionale sarebbe stato quello della formazione dei giovani. Avrei messo a disposizione le mie conoscenze e le mie esperienze perchè credo che i giovani abbiano bisogno di avere dei supporti e di avere qualcosa su cui formarsi. Senza i giovani non c’è futuro. E’ giusto che chi ha ricevuto tanto come ho ricevuto io metta a disposizione dei giovani le sue sue esperienze. 

Il calcio non mi manca. Il calcio che ho vissuto io in prima persona era un calcio che appassionava e coinvolgeva e durava 24 ore al giorno. Oggi guardo il calcio giocato con un po di distacco. Da piccolo non sono mai stato tifoso di un grande club, avevo solo il cuore amaranto perchè avevo un grande padre che mi portava sugli spalti del Comunale. Mi mancano le figure del passato e la classe dirigente del passato che aveva qualità e valori importanti. 

Che consiglio darei a Praticò ? Non credo ci sia bisogno di un consiglio. Sono del parere che ognuno debba fare le proprie esperienze in prima persona. Dagli errori si capisce la strada giusta. Della squadra attuale (che l’ex patron amaranto ha chiamato ‘Reggio Calabria’ ndr.) non so niente completamente. Sono fermo a Messina-Reggina, non seguo molto il calcio eccetto qualche gara di interesse nazionale. 

Non credo ci siano i presupposti per un mio ritorno. Ho voglia di fare altre cose. L’unica cosa che mi potrebbe interessare sono solo i giovani.

Le mie condizioni di salute hanno inciso per l’80% alla non iscrizione della Reggina nell’ultima stagione. 

Esclusione dell’Italia dai mondiali ? Pagina triste per una nazione che ha fatto del calcio la sua bandiera. I fatti dimostrano che il sistema calcio è in grande confusione, dalla Serie A alla Serie C. Si deve ripartire individuando un gruppo di persone che ridiano al calcio quei valori e quella passione di un tempo. 

Sull’idea dello stadio di proprietà a Reggio – Un paio di anni fa ho avuto la fortuna di incontrare casualmente il dottore Umberto Agnelli, il quale mi portò all’interno della sede della Juventus dove mi fece vedere il progetto di quello che diventò l’attuale Juventus Stadium. Mi trasmesse una serie di spiegazioni del perchè fosse giusto costruire uno stadio da 40.000 posti rispetto ad utilizzare il Delle Alpi di 70.000 posti. Mi spiegò cosa avesse comportato quel tipo di operazione dal punto di vista calcistico. Sono uscito da quel confronto (di circa 20 minuti) con l’idea che il calcio, se sarebbe voluto crescere, avrebbe dovuto creare i presupposti di servizio per dare alla gente le migliori opportunità. Adesso non so se è ancora attuabile a Reggio, all’epoca andammo vicini alla realizzazione. C’erano le disponibilità e le risorse ma è mancata la volontà. Sarebbe stata un’operazione che avrebbe portato un contribuito importante alla città. L’idea era giusta…

Sul calcio calabrese – Io sono un tifoso appassionato del Crotone, mi lega un rapporto d’amicizia con i fratelli Vrenna. Mi auguro che continui il proprio percorso in Serie A. Sono convinto che anche a Catanzaro ci siano persone che vogliano fare qualcosa di positivo. So che anche il Cosenza si sta attivando per costruire impianti sportivi. Il territorio calabrese riesce ancora a sviluppare qualcosa e sono contento.

Il prodotto reggino è, grazie agli istruttori del Sant’Agata, un prodotto formato. Il Santa’Agata ha dato opportunità a tanti giovani di aprirsi un percorso professionale. Queste sono le cose importanti, oltre ai risultati sportivi, venute fuori dai trent’anni di storia amaranto. Quando si hanno istruttori bravi, progetti validi e strutture importanti il risultato deve venire fuori per forza. 

Rinvio dello spareggio di Bergamo ? Quella fu una serata pazzesca. Fui chiamato dai miei tifosi in curva che mi chiesero come potessero fare visto il rinvio del match. Andai dal presidente dell’Atalanta, Ruggeri, chiedendogli una mano vista la situazione. Fecero aprire dei supermercati a mezzanotte per darmi del cibo da distribuire i tifosi e trovarono una palestra dove far dormire un centinaio di tifosi. La faccia di Collina era pazzesca, il giorno dopo abbiamo sorriso tutti…

La trattativa più complicata ? Quella per Nakamura è stata una trattativa simpatica. Ero in una stanza di albergo con il ragazzo, il suo procuratore, il ds del Marinos (squadra giapponese) ed un interprete. La faccia di Nakamura non trasmetteva particolari emozioni. Ad un certo punto lo guardai e gli dissi (trasmettendogli quel qualcosa in più) una frase del tipo: ”O te ne vieni con me o ti ammazzo”. L’altra cosa simpatica è stata quella che il direttore sportivo si assentava ogni mezz’ora andando nella hall dell’albergo a raccontare l’evoluzione della trattativa ai giornalisti. Poi la trattativa si chiuse in bellezza. 

I soldi sono un fatto necessario ma alla base di tutto ci vogliono le idee, i rapporti e le relazioni. La Reggina ha ottenuto tanto dal suo modo di approcciarsi con gli altri grazie al quale ha ricevuto rispetto così come lo ha portato. Penso che ci voglia passione, voglia e determinazione nel credere in un obiettivo. 

Trattativa con Nick Scali ? Ho passato 20 giorni in uno studio di commercialisti professionisti a Sidney dove ho fatto vedere i bilanci della Reggina. C’era l’intenzione di queste persone di investire nella Reggina, poi sono successe tante cose che hanno bloccato e portato esito negativo ad una trattativa che era già definita. 

Ai tifosi e alla città di Reggio Calabria faccio gli auguri di buon Natale dal profondo del cuore. Mi auguro che il 2018 sia un anno importante per tutti quanti. 

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