Tuttoreggina sul futuro amaranto: l’importante è esserci

Cosa si vuole fare da grandi? Questa la domanda che ricorre nelle menti di quanti hanno a cuore le sorti del calcio reggino e, si badi bene, non sono molti.

Non sono molti perché, duole ripeterci, nel corso di questa stagione abbiamo assistito ad un balletto sconsolante tra “io sono questo” e “io sono quello”, e non parliamo dei tifosi, ma degli addetti ai lavori o presunti tali. Chi deve dare al tifoso il quadro esatto della situazione, non parliamo esclusivamente degli organi d’informazione, in questo momento storico della Reggina, deve innanzitutto dare un messaggio di fondo importante: vogliamo ancora il calcio a Reggio ai massimi livelli? Vogliamo ancora la Reggina?

Si, perché innazitutto bisogna capire che un ciclo, glorioso, unico, storico, si è chiuso per sempre e adesso esiste l’esigenza di ripartire e guardare inevitabilmente avanti. Oggi il presente e il domani si chiama Reggio Calabria (si spera ovviamente che già tra qualche settimana possa chiamarsi Reggina).

Fatta questa doverosa premessa, sarà inevitabile costruire un domani ricco di successi e che contribuisca a riportare la città dello Stretto nel calcio che le compete. Ma esserci conta più del dover vincere a tutti i costi, di questi tempi è già un’impresa aver tentato di incollare i cocci di ciò che è stato. C’è la reale possibilità di programmare e di ridare lustro alla nostra Reggina. Come? Anche qui dobbiamo ripeterci, chi è stato attento lo sa già.

Scelte adeguate sono il seme di ogni successo. Il campionato 2015-2016 è andato perduto per quel lasso di tempo in cui non c’è stata la lucidità di avere un minimo di contezza su quello che si andava ad affrontare. Alla Reggio Calabria potevano arrivare i calciatori giusti quanto meno per lottare ad armi pari con le prime tre del girone I: dati di fatto, non nostre opinioni. Invece, si è partiti quasi alla rinfusa e si è dovuto assistere a balletti tecnici poco edificanti, con la difesa fatta e rifatta tre-quattro volte e persino con la poca comprensione delle regole, in primis quella degli Under. Si possono fare anche scelte dolorose o scomode, ma ciò che conta di più è il futuro della squadra che rappresenta la città.

Programmazione, budget e dintorni. Ci sono le basi per programmare, c’è un gruppo di calciatori che può essere la base per la squadra della prossima stagione e Reggio offre tecnici e giovani all’altezza, sintomo ne sono i successi delle squadre giovanili (e questi sono meriti della dirigenza amaranto). Il futuro non è nebuloso, a patto di non sbagliare nulla. Anche perché, consistenti fette di budget possono arrivare dalla crescita delle giovanili: chissà che la società non possa incassare soldi prezioni dalla cessione di qualche giovane prospetto. Non abbiamo mai vissuto in un constesto economicamente florido, non abbiamo mai navigato nell’oro, ora per quale ragione sarebbe un problema dover fare i conti con un budget per forza di cose ridotto?

Ognuno di noi ha la possibilità, in base alle proprie possibilità e competenze, di dare una mano a tornare importanti.

Oramai hanno poca credibilità coloro che gettano di buttare fumo attorno ad un progetto migliorabile, ma che ad oggi e’ L’UNICO reale, tangibile nel panorama. A noi interessa che la Reggina risorga, che i successi che hanno unito tutta la città, possano tornare in auge, non ci interessano matricole e altre amenità del genere, conta esserci e magari progettare di tornare protagonisti, perché ne siamo capaci, anche se volesse dire di dover lottare contro forze più grandi di noi.

Giovanni Cimino per Tuttoreggina

Christian

Collaboratore presso ReggioInforma.

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